| È stato soltanto al termine della Transat650 che mi sono accorto di quanto si è parlato attorno alla mia impresa. Si perchè in Ticino ed in Svizzera, non è proprio cosa di tutti i giorni una traversata dell'Atlantico su una barca di 6 metri e mezzo, in solitario e senza assistenza. Nonostante il risultato in classifica generale, i media locali e nazionali hanno seguito l'impresa in modo assiduo, pubblicando articoli, interviste alla radio ed in televisione. Posso quantificare il tutto in questo modo:
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Posso affermare con certezza che se mi fossi classificato tra il 10° ed il 20° invece che al 39° posto, non sarebbe cambiato nulla, gli spazi che avrei occupato sarebbero stati i medesimi, perchè non è stata la competizione a suscitare l'interesse del pubblico e dei media quanto la grandezza della prova, un avventura umana, resa grande dall'esigua dimensione del mezzo, dalla lunghezza e dalla durezza del percorso. Ora mi trovo ad affrontare una nuova sfida, in cui la barca è addirittura più piccola, spartana e sopratutto senza riparo. Sono sicuro che trattandosi di una prima Svizzera mai tentata, i media daranno ampio risalto all'impresa. Se paragoniamo lo sforzo economico di un azienda a sostenere il progetto alla ricaduta ed agli spazi che potrebbe avere acquistando gli spazi pubblicitari sui media, il rapporto e la resa sono almeno del 300%. Se da una parte ci troviamo di fronte ad una barca piccola dal costo non esagerato, dall'altra la grandezza dell'impresa garantisce un sicuro ritorno. Battere questo record, non sarà una passeggiata, anche solo riuscire ad attraversare l'oceano Atlantico su un catamarano da spiaggia, si rivela un impresa mai tentata da un equipaggio svizzero e quindi il ritorno mediatico è assicurato. Non ci lanceremmo comunque in questa prova se non avessimo studiato attentamente le reali possibilità di migliorare il record. Esaminando il tempo e parlando con chi si è già cimentato in questo genere di navigazioni, abbiamo trovato spunti e margini di miglioramento. Siamo determinati e cerchiamo ora uno sponsor che creda nel nostro progetto.
Andrea Rossi |
